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Sulla razionalizzazione del servizio di continuità assistenziale

30 Apr 2016

Tar Lombardia, Milano – Sentenza n. 583/16 – Sulla razionalizzazione del servizio di continuità assistenziale – Il Tar Lombardia ha affermato che la competenza a stabilire il fabbisogno dei medici di continuità assistenziale di ciascuna singola ASL è della Regione e non dell’ASL. Un diverso rapporto medico/popolazione, in aumento o in diminuzione, deve essere concordato nell’ambito degli Accordi regionali.

FATTO E DIRITTO: Il Sindacato medici italiani ha proposto ricorso contro l’Asl di Como per l'annullamento della delibera del Direttore Generale della ASL di Como n. 543 del 19 settembre 2013, per 15 giorni consecutivi nell'Albo Pretorio della ASL avente ad oggetto prime determinazioni in materia di razionalizzazione del servizio di continuità assistenziale, rilevazioni incarichi vacanti primo semestre 2013. Il Sindacato medici italiani ha quindi  impugnato la rilevazione incarichi vacanti primo semestre 2013 effettuata dall’ASL di Como, nella parte in cui non prevede un numero di posti di medicina generale conformi ai limiti di legge, per i seguenti motivi. Il Tar Lombardia ha affermato che il ricorso è fondato. L’art. 64 dell’Accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale, ai sensi dell’art. 8 del D.lgs. n. 502 del 1992, stabilisce che “1. Al fine di consentire una programmazione corretta ed efficiente del servizio di continuità assistenziale nelle singole Aziende, le Regioni definiscono, anche sulla base delle proprie caratteristiche orogeografiche, abitative e organizzative, il fabbisogno dei medici di continuità assistenziale di ciascuna singola ASL, che è determinato secondo un rapporto ottimale medici in servizio/abitanti residenti (...) 3. Le Regioni possono indicare, per ambiti di assistenza definiti, un diverso rapporto medico/popolazione. La variabilità di tale rapporto, in aumento o in diminuzione, deve essere concordata nell’ambito degli Accordi regionali e comunque tale variabilità non può essere maggiore del 30% rispetto a quanto previsto al comma 2.2. La norma è chiara nello stabilire che la competenza a stabilire il fabbisogno dei medici di continuità assistenziale di ciascuna singola ASL è della Regione e non dell’ASL. In secondo luogo è chiaro che un diverso rapporto medico/popolazione, in aumento o in diminuzione, deve essere concordato nell’ambito degli Accordi regionali. Nell’ambito di tali variazioni rientra anche la ridefinizione dei carichi di lavoro dei medici che incida sul rapporto numerico tra medici e popolazione. Ne consegue che le deliberazioni impugnate sono illegittime in quanto introducono una sperimentazione su un organico di complessivi 72 medici (vedi il punto d della deliberazione n. 543 del 19/09/2013), senza preventivo accordo con le Organizzazioni sindacali e nell’esercizio di una competenza che spetta alla Regione.

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