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“Il sistema aziendalista in Sanità non garantisce il diritto alla salute. E’ tempo di cambiare”

18 Dic 2017

Così il Presidente Anelli ieri all’annuale Festa della professione medica dell’Ordine dei Medici di Bari, che è stata occasione per riflettere sul futuro della professione e del sistema sanitario.

 

Bari, 18 dicembre 2017Si è svolta ieri sera presso l’Auditorium “Spazio 7” della Fiera del Levante, la Festa della Professione dell’OMCeO di Bari, il tradizionale momento annuale di incontro, scandito dalla Cerimonia di consegna delle medaglie d’oro e d’argento rispettivamente per i 50 e i 25 anni di professione, dal Giuramento di Ippocrate dei neo–laureati e dal conferimento del Premio per la Buona Medicina.

In un momento storico particolarmente delicato, segnato da grandi cambiamenti e dalla messa in discussione dei valori fondanti della professione, la serata è stata anche un’occasione di confronto sulle tematiche più stringenti che i medici affrontano ogni giorno: rapporto col cittadino, alleanza terapeutica, percorsi formativi e accesso al mondo del lavoro, sicurezza e ruolo degli Ordini sono alcuni degli argomenti affrontati durante l’evento, che si è aperto con il video della manifestazione del 10 novembre scorso.

 

 “1500 medici sono scesi in strada a Bari il 10 novembre scorso, non per una questione di rivendicazione fine a se stessa. – ha commentato Filippo Anelli, Presidente dell’Ordine de Medici di Bari – “Abbiamo espresso il disagio che la professione vive in questo Paese e in questa Regione, legato all’alterazione del rapporto di fiducia tra medico e cittadino. Il sistema non ci mette nelle condizioni di dare assistenza e prestazioni come si converrebbe. Da Bari parte una rivoluzione culturale che dice che è il momento di cambiare, il sistema aziendalistico non funziona più.”.

 

Il Presidente ha inoltre parlato del volume “Comunicare la Sanità” che è stato presentato a inizio dicembre a Roma, con la partecipazione del Ministro Dario Franceschini, e che raccoglie una serie di saggi dedicati alla comunicazione in ambito sanitario, a partire dall’esperienza dell’OMCeO di Bari. Le campagne pubblicitarie dell’Ordine di Bari finalizzate a ricostruire il rapporto tra medici e cittadini rappresentano infatti una best practice a livello nazionale, come hanno mostrato i dati dell’indagine di Renato Mannheimer e i video commenti di esperti quali Cesare Fassari, Direttore di Quotidiano Sanità, del sociologo Ivan Cavicchi  e dello stesso Ministro Franceschini.

Ai giovani medici che si avviano alla professione è andato l’augurio di Anelli: “Scienza e coscienza, devono accompagnare l’operato dei giovani che oggi scelgono la professione medica. Non bastano le competenze e le capacità professionali, per essere un buon medico infatti è fondamentale il rispetto della dignità del paziente, sapersi prendere cura dell’altro, difenderne i diritti. Capacità dunque, ma anche etica. Libertà, indipendenza, autonomia e responsabilità, questi sono i vincoli della professione medica”.

Un pensiero ai giovani laureati è stato rivolto anche dal vice presidente dell’Ordine dei Medici di Bari, Franco Lavalle“L’ingresso nel mondo del lavoro da noi non è facile, un giovane che si è laureato in Medicina in Italia ha una formazione di grande livello e regalare queste professionalità ad altre nazioni perché qui non trovano collocazione è doloroso”.

 

E sulla professionalità italiana come sulla lotta all’abusivismo nel settore odontoiatrico si è soffermato Nicola Esposito, Presidente della Commissione Albo Odontoiatri di Bari: L’Ordine dei medici garantisce rispetto dei diritti del cittadino, garanzia di qualità, controllo, buona medicina, dialogo. No dunque alle cure low cost, ai viaggi all’estero con il miraggio di costi bassi e qualità elevata, al fumo negli occhi gettato da campagne pubblicitarie che delegittimano la professione, al prestanomismo. L’abusivismo mina la dignità professionale dell’odontoiatra e la sicurezza delle cure dei cittadini”.

 

Emozione e riflessione durante la consegna del Premio Buona Medicina, che quest’anno è stato assegnato dal Consiglio dell’OMCeO a tutti i medici vittime di violenza. La Puglia detiene infatti il preoccupante primato di regione col più alto numero di aggressioni ai danni di medici. Un ricordo sentito è andato a Maria Monteduro e Paola Labriola, uccise nello svolgimento della professione.

La richiesta di maggiore sicurezza insieme al ripristino dell’autorevolezza della professione medica, formulata nel corso della manifestazione del 10 novembre, è stata ribadita con fermezza durante la consegna simbolica del Premio – che verrà conservato nella sede dell’Ordine - a tre medici vittime di violenza: Ombretta Silecchia del servizio di guardia medica, Roberta Ladisa e Guido Quaranta del servizio 118 del San Paolo.

 

 “La battaglia per la sicurezza va portata avanti, non molleremo per noi, per i pazienti ma anche per i giovani medici che hanno appena giurato. Non si può lavorare con la paura, aspettiamo risposte alle nostre domande, non bastano promesse. Occorrono fatti”, ha dichiarato Roberta Ladisa, ricevendo il Premio.

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